Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Wellness

Post in collaborazione con Recaller Program – Gek Group

Buongiorno ragazzi e ben ritrovati. Oggi vi voglio parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, ovvero la possibilità per noi tutti di poterci curare attraverso il cibo. Come sapete sono diversi anni che dedico parecchio tempo ed energia allo studio della nutrizione e all’approfondimento delle proprietà degli alimenti, pertanto quando sono stata invitata da Gek Group, nella persona del dott. Speciani, a partecipare al workshop su infiammazione da cibo e profilo alimentare non vedevo l’ora di prendervi parte.

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Se mi seguite su Instagram molto probabilmente avrete già visto tutte le stories che ho realizzato durante l’incontro ma oggi voglio approfondire ulteriormente l’argomento e svelarvi anche i risultati del mio test: infatti vi avevo lasciati proprio sul più bello, ovvero quando mi era stato prelevato un piccolo campione di sangue che sarebbe stato poi analizzato in laboratorio. Finalmente ho tra le mie mani gli esiti e non vedo l’ora di discuterne con voi. Ma ora facciamo un passo indietro e partiamo dal principio. 

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Il cibo è il nostro carburante, la nostra fonte di energia primaria che ci permette di compiere tutte le azioni della vita, è il responsabile del nostro benessere ma questi principi nel corso degli ultimi anni purtroppo si sono un po’ persi a causa della sempre maggiore disinformazione legata al tema delle intolleranze alimentari. Ogni giorno veniamo bombardati da una miriade di messaggi contraddittori sul cibo che non fanno altro che generare ancora più confusione nella nostra testa: orientarsi nella giungla dell’alimentazione e della nutrizione è diventato un arduo compito.  Tutto questo ha portato molte persone a pensare al cibo come un nemico contro cui combattere. Ma, considerate, che le uniche due intolleranze accettate dalla scienza sono l’intolleranza al glutine (celiachia) e l’intolleranza enzimatica e biochimica al lattosio

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Detto questo però, alzi la mano chi non ha mai sperimentato, a seguito dell’assunzione di un cibo, la sensazione di essere “infiammato”. Provo a spiegarvi cosa avviene in modo semplice: alcuni alimenti su certi individui possono generare un incremento nel sangue, oltre che a livello intestinale, di alcune citochine, proteine prodotte da diversi tipi di cellule immunitarie che svolgono un ruolo importante nel controllo di fondamentali processi biologici, nella risposta immunitaria, nella regolazione dei processi infiammatori e nella crescita e differenziamento cellulare. Quando si supera un individuale livello di soglia, ovvero quando alimenti comuni e di per sé sani come frumento e glutine, latte e latticini, cibi fermentati e cibi contenenti nichel vengono consumati in modo eccessivo o ripetitivo, le citochine smettono di essere un semplice “segnale di avvertimento” e inducono e mantengono sintomi clinici o specifiche malattie (artrite, dermatite, colite, cefalea ed emicrania, tosse, acne, riniti, gonfiori, cistiti e candidosi recidivanti). Il nostro organismo utilizza queste valvole di sfogo per comunicarci che è infiammato e sovraccarico, come un vaso che se riempito troppo trabocca. 

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Purtroppo sul mercato sono ancora presenti test molto obsoleti e privi di validazione che identificano le reazioni alimentari come vere e proprie allergie, inducendo le persone alla decisione molto dannosa di eliminare completamente alcuni cibi che sono invece fondamentali nella dieta individuale. Per questa ragione Gek Group ha messo a punto il Food Inflammation Test, un test innovativo e scientificamente all’avanguardia in grado di valutare il livello di infiammazione presente nell’organismo ed il relativo profilo alimentare personale

Il test che può essere effettuato in più di 1.400 punti prelievo (farmacie e centri medici) in tutta Italia è veloce e praticamente indolore: una micro puntura sul vostro polpastrello consentirà di prelevare con un tampone un piccolo campione di sangue capillare che verrà mandato in un laboratorio specializzato a Roma per essere analizzato. Verranno misurati i dosaggi di due particolari citochine, il BAFF e il PAF, che possono essere stimolate dall’assunzione alimentare e di un particolare tipo di anticorpi, le Immunoglobine G, che si innalzano nell’organismo in risposta alla ripetuta o eccessiva assunzione di alimenti di uno specifico Grande Gruppo Alimentare (latticini, glutine/frumento, lievito/sostanze fermentate, nichel, oli cotti).

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Nel referto, i valori di BAFF e di PAF indicano l’entità dell’infiammazione e guidano quindi nella definizione del Profilo Alimentare Individuale: il test mette in luce quelli che sono i sovraccarichi alimentari appartenenti ad uno o più dei Grandi Gruppi Alimentari, così è possibile capire quali alimenti variare nella dieta settimanale; nel corso di qualche mese, si potrà finalmente riconquistare l'”amicizia” e la tolleranza verso quasi tutti gli alimenti per riprendere una dieta sana e variegata, grazie alla reintroduzione dei cibi “incriminati” nel proprio piano alimentare in maniera graduale e controllata. Proprio per questa ragione si parla di dieta di rotazione che prevede un’alternanza tra giorni in cui gli alimenti evidenziati dal test verranno completamente esclusi e giorni liberi (convenzionalmente fissati al mercoledì, sabato sera e domenica) in cui si potranno invece consumare. La reintroduzione di questi alimenti “critici” è fondamentale per il mantenimento della tolleranza nei confronti degli stessi. 

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Il referto che riceverete è molto completo e consente a tutti di seguire in totale autonomia la dieta di rotazione proposta (vengono fornite due liste di alimenti molto esaustive che indicano sia gli alimenti liberi che quelli da mettere in rotazione) ed è corredato da una lettera per il proprio medico di riferimento: analizziamo dunque i miei esiti. Qualsiasi considerazione da qui in avanti è strettamente legata a me sola e non può essere in nessun modo adattata ad un’altra persona. Seconda precisazione: non sono celiaca e nemmeno intollerante al lattosio ma mia madre lo è per cui potrebbe forse incidere il fattore ereditario? Vedremo. Sono fortemente allergica alla penicillina e al liquido di contrasto iodato (ho avuto in passato un grave choc anafilattico); pratico il digiuno intermittente 7 giorni su 7 (dalle 20.00 circa alle 12.30 circa del giorno successivo); infine non mangio selvaggina e carne di maiale (solo raramente suoi insaccati) e come fonte di carboidrati preferisco nel 90% dei casi il riso o il pane alla pasta. Ok, ora sapete più cose voi di me del mio medico di base! #justkidding

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Come potete vedere nella prima scheda sulla sinistra i miei livelli di BAFF sono medio-bassi e quelli di PAF sono bassi per cui, diciamo, che il mio livello di infiammazione è piuttosto sotto controllo ma ovviamente ci sono dei margini di miglioramento e dei punti sui quali lavorare. Infatti se andiamo ad analizzare la secondo scheda, quella di destra, possiamo notare i miei personali livelli di reazione ad alcuni alimenti: rilevanza massima (5 pallini su 5) per latte di capra/ latte di mucca/ carne bovina e anche per ricotta/ Parmigiano/ mozzarella; 2 pallini su 5 (rilevanza medio-bassa) per aspergillus/ candida/ lievito di birra e per frumento/ glutine/ farro ed infine 1 solo pallino su 5 (rilevanza bassa) per kiwi/ pomodoro/mais. Ora con tutte queste informazioni a mia disposizione non vedo l’ora di iniziare la mia dieta di rotazione e sperimentarne tutti i benefici per la mia salute. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi!

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