Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Ben ritrovati ragazzi! Spero che la vostra settimana stia procedendo nel migliore dei modi! Oggi, dopo la parentesi del post precedente in cui vi ho raccontato le mie avventure in quel di Londra per la presentazione delle nuove Reebok Crossfit Nano 8 che ho avuto l’onore di testare durante il wod 18.0 ideato da Dave Castro in persona ed eseguito insieme ad atleti del calibro di Tia-Clair Toomey, Dan Bailey e Scott Pachik, oggi torno invece al travel recap del nostro ultimo viaggio in Corea del Sud: se avete perso la prima parte potete leggerla qui

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Ci eravamo lasciati alla fine del nostro secondo giorno in quel di Gangneung, pronti a partire la mattina seguente per la seconda meta, Andong. Qui abbiamo dovuto fare un vero e proprio tour de force per riuscire a vedere il maggior numero di siti tenendo sempre presente, come vi spiegavo già nel post precedente, la difficoltà nel muoversi con i mezzi pubblici che ovviamente vincolano a degli orari precisi, la scomodità di avere con sè le valigie e quindi trovare loro una collocazione, senza contare i soliti problemi di comunicazione e comprensione: comunque siamo riusciti nell’impresa! La prima tappa è stato l’Andong Folk Village: situato in una collina sopra la città, è stato completamente riposizionato e ricostruito per evitare che venisse sommerso. Oggi è utilizzato come set cinematografico di numerosi drammi storici. Da qui, ci siamo poi diretti verso il celeberrimo Hanoe Folk Village, patrimonio UNESCO, la cui autenticità il governo cerca in tutti modi di preservare nonostante la grande affluenza di visitatori. Aggirarsi tra le stradine sterrate di questo villaggio è stata quasi un’esperienza mistica in quanto ci si sente proprio catapultati in un’altra epoca.  

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A fine giornata non so nemmeno come abbiamo fatto a prendere in tempo il treno per Gyeonju, terza destinazione nel nostro programma di viaggio che ovviamente abbiamo raggiunto in tarda serata e la cui esplorazione abbiamo rimandato al giorno seguente, anche perchè questa città è conosciuta anche come “museo senza mura” per la grande quantità di siti di interesse che offre. Così la mattina dopo ci siamo alzati di buon ora per dirigerci subito verso il tempio di Bulguk-sa, anch’esso patrimonio UNESCO, al quale si accede attraverso due ponti considerati tesori nazionali, uno dei quali possiede 33 scalini che rappresentano i 33 livelli per giungere all’illuminazione. All’interno del sito è possibile ammirare oltre alla meravigliosa architettura tipica, anche le due pagode, anch’esse tesori nazionali, la più semplice e sobria Dabotap e la più ornata e magnificente Seokgatap

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Dopo un pranzo tipico coreano che vi avevo già mostrato su Instagram, ci siamo diretti verso Cheomseongdae, ovvero l’osservatorio astronomico più vecchio dell’estremo oriente, le cui 366 pietre utilizzate per la sua costruzione equivalgono approssimativamente ai giorni di un anno. 

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Nel tardo pomeriggio abbiamo poi preso l’ennesimo treno per ripartire alla volta di Busan, la seconda più grande città della Corea del Sud. Come avevo già scritto su Facebook al tempo, non ci aspettavamo una metropoli di tale dimensione e ne siamo rimasti un po’ sopraffatti ma assolutamente affascinati. In tutti questi anni di viaggi avventurosi ho potuto constatare quanto sia bello e sorprendente giungere a luoghi poco noti, città mai sentite nominare, scorci sconosciuti ai più che solamente con questo genere di viaggi è possibile scoprire. Abbiamo persino scovato un box di Crossfit e siamo andati a dare un’occhiata ad una classe, avendo anche l’opportunità di conoscere due coach-Crossfitter coreani. 

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A Busan avevamo già preventivato di visitare alcuni top-spot tra cui L’Oryukdo Skywalk, una passerella di vetro a strapiombo sul mare del Giappone, la cui percorrenza è stata piuttosto impegnativa dato che si sentivano non solo le urla del mare e delle onde che si infrangevano sulla scogliera sottostante ma soprattutto tutte le vibrazioni delle persone che si muovevano su di essa.

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Altro scorcio della città da non perdere assolutamente è il suo skyline che può essere ammirato da Haeundae Beach: usciti dalla stazione della metropolitana la si raggiunge percorrendo un viale pieno di negozi, ristoranti, insegne e installazioni luminose di tutti i tipi che dà l’impressione di trovarsi all’interno di un cartone animato. Molto piacevole e rilassante anche la passeggiata lungomare che arriva fino all’incredibile Gwangandaegyo Bridge che, purtroppo per noi però quel giorno era coperto da un po’ di foschia.

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In ultimo vorrei segnalarvi, tra i numerosi mercati presenti in questa città, il Gukje Night Market in cui lo street food la fa decisamente da padrone ed è uno spettacolo per gli occhi e per la pancia, da non perdere assolutamente! Inoltre uscendo da questo mercato ci si immette subito in un quartiere della città molto pittoresco, le cui stradine sono piene di insegne al neon, ristoranti con acquari traboccanti di pesci di ogni specie e locali dei più disparati, alcuni forse anche di dubbio gusto ma comunque simpatici da vedere.  

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Lasciata a malincuore Busan che ci ha davvero colpito, ci siamo diretti verso la tappa successiva che ha richiesto un cambio di treno nella città di Suncheon e che ha comportato quindi l’arrivo a destinazione, ovvero a Jeonju a notte fonda. Anche in questa città, luogo di nascita della dinastia Joseon e del famoso bibimbap (un piatto tipico coreano molto piccante a base di riso, carne, uova e verdure) c’era davvero molto da vedere così il mattino seguente ci siamo subito messi in marcia alla volta del Jeonju Hanok Maeul, un villaggio tradizionale all’interno della città moderna, costituito da più di 800 hanok che oggi ospitano gallerie, ristoranti, negozi, guesthouse, boutiques e anche qualche abitazione. 

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Dopo aver gustato spiedini di ogni tipo, ci siamo diretti verso il Jaman Village dislocato sulla collina che domina il Jeonju Hanok Maeul. Si tratta di un pittoresco agglomerato di edifici piccoli e bassi adornati da murales raffiguranti per la maggior parte famosi cartoni animati e sede di numerosi eclettici locali come il famoso Kkojittappong, un caffé con una meravigliosa terrazza panoramica, paradiso per grandi e piccini dato che sembra di trovarsi all’interno di un parco giochi. 

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Terminata la visita di Jeonju abbiamo preso l’ultimo treno di questo incredibile viaggio, un rapidissimo KTX, che ci ha portati direttamente a Seoul, dove siamo arrivati giusto in tempo per festeggiare il Capodanno. Ma questa è tutta un’altra storia che vi racconterò nella terza e ultima parte di questo travel recap, anche perchè, come al solito, questo post, ha già raggiunto una lunghezza considerevole. Bene gente, direi quindi che per oggi è tutto, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo post! 

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