Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Buongiorno gente! Oggi torno da voi con la terza ed ultima parte del travel recap del nostro viaggio in Corea del Sud. Se vi siete persi i due post precedenti eccoli qui di seguito:

Ci eravamo lasciati nel momento in cui io e Matteo abbiamo preso un velocissimo treno KTX che in circa tre ore ci ha condotti da Jeonju a Seoul Station, nodo nevralgico del sistema di trasporti della capitale. Diciamo che arrivati a destinazione sapevamo che le nostre pazze e a volte anche un po’ scellerate avventure si sarebbero calmate. Come spesso accade durante i nostri tour, quando si arriva in una metropoli si sa che è tutto più “semplice”, dagli spostamenti ai pasti, agli alloggi sia per la grande offerta che si ha a disposizione sia per il livello di sviluppo proprio di una grande città. Inoltre noi avevamo già effettuato da casa la prenotazione di un hotel che, onestamente, non si è rivelato un granchè ma che comunque ci ha offerto un letto per dormire, una doccia e un veloce wifi per cui diciamo che i nostri bisogni di base erano soddisfatti. Purtroppo questa è una cosa che ho avuto modo di notare in tantissime città in tutto il mondo: gli standard degli hotel, anche se classificati come 3 o addirittura 4 stelle, sono molto più bassi, soprattutto per quanto concerne la pulizia, rispetto alla medesima categoria di alloggi ma collocati in città più piccole o in paesi fuori dalle rotte turistiche e comunque molto meno conosciuti. 

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Come vi ho già raccontato nei miei resoconti di viaggio giornalieri su Facebook, siamo arrivati a Seoul nel tardo pomeriggio del 31 dicembre 2017, giusto in tempo per fare il check-in, darci una sistemata e capire dove si sarebbero svolti i festeggiamenti per il Capodanno. Ecco, forse quando ho detto poco più sopra che le nostre avventure si sarebbero calmate un po’, non sapevo cosa ci stava attendendo: in realtà il destino aveva in serbo per noi ancora grandi cose! In sostanza ci siamo ritrovati un’ora prima della mezzanotte a chiedere a destra e a sinistra dove saremmo dovuti andare per assistere al countdown. Ognuno ci ha detto la sua versione e così abbiamo dovuto fare una serie di trial & error con le diverse fermate della metro fino a quando non siamo scesi e siamo stati accolti da un fiume di gente. La folla ci impediva di vedere bene cosa stesse avvenendo in prossimità di un palco che avevano allestito per l’occasione ma il momento più sconvolgente è stato proprio al 3, 2, 1… Happy New Year! Noi ci aspettavamo fuochi d’artificio, trenini, bottiglie stappate, risate, urla, insomma un gran casino. Invece è calato un rigoroso silenzio e un monaco, affiancato da un tizio travestito da panda, ha iniziato a suonare il gong. Terminato il rituale, tutta la folla si è dispersa senza lasciare traccia alcuna. Nemmeno un misero cappellino di carta schiacciato per terra insieme ad una trombetta non più suonante. In un primo momento è stato un po’ scioccante e forse anche deludente ma poi riflettendoci bene, è stato bello ed interessante per una volta celebrare questa ricorrenza in modo così diverso dal solito, avendo l’opportunità di conoscere altre usanze e culture. 

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Così ci siamo adeguati anche noi ai costumi e ce ne siamo andati in silenzio. Dato che non avevamo ancora cenato, ne abbiamo approfittato per assaggiare il primo street food made in Seoul delle innumerevoli bancarelle disposte lungo il meraviglioso Cheong-gye-cheon, una vecchia autostrada riqualificata in una passeggiata pedonale con fontane, cascate, ponti, installazioni luminose e opere artistiche di diverso genere. 

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Il giorno seguente, invece, abbiamo deciso di esplorare il famoso quartiere di Gangnam e Apgujeong. In questa zona della città la fanno decisamente da padrone i coloratissimi store di brand famosi in tutto il mondo e alcuni tipici coreani, una miriade di ristoranti di ogni tipo da perdere davvero la testa ed una serie di edifici futuristici e grattacieli dall’architettura di grande impatto visivo. Infatti è proprio qui che è collocata la Lotte World Tower, il quinto grattacielo più alto del mondo, da cui si accede tramite il Lotte World Mall, ovvero il mega centro commerciale ai suoi piedi. Non sto nemmeno a dirvi la vista che si può godere da lassù: noi siamo saliti nel tardo pomeriggio quando oramai era buio e le milioni di luci a perdita d’occhio che caratterizzano una metropoli come Seoul sono state uno spettacolo unico ed indimenticabile! 

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Ovviamente in ogni quartiere di cui vi parlo ci sono numerosi altri siti di interesse. Nei pressi di Gangnam e Apgujeong, per esempio, c’è anche il Parco Olimpico, il tempio di Bongeun-sa e le tre isole artificiali collegate tra di loro e raggiungibili a piedi, conosciute con il nome di Some Sevit e dalle quali è possibile assistere allo spettacolo di luci a LED quando di notte tutti gli edifici si illuminano. Io vi racconto ciò che mi ha colpito di più, eventi e luoghi particolari, altrimenti questo post sarebbe infinito; poi, come vi suggerisco sempre, con le guide di Lonely Planet (anche se per la Corea esiste solo la versione in inglese) potete avere tutte le info che vi servono. 

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Il nostro secondo giorno pieno a Seoul l’abbiamo dedicato alla visita del quartiere di Gwanghwamum. Qui ci sono davvero moltissime cose da vedere tra cui Gyeongbokgung, il Palazzo della Felicità Splendente; Changdeokgung, forse il palazzo più magnificente tra quelli presenti a Seoul, infatti è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità grazie anche al suo meraviglioso Giardino Segreto; il tempio di Jogye-sa, quartier generale dell’ordine buddista coreano Jogye; Jongmyo dove si dice risiedano ancora oggi gli spiriti dei re e delle regine della dinastia Jongmyo, insieme a quelli di alcuni dei più fedeli funzionari governativi. Ma soprattutto questo è il quartiere del Bukchon Hanok Village che ci ha lasciati letteralmente senza parole: è incredibile il contrasto tra gli antichi edifici tradizionali e i moderni grattacieli e si ha la percezione di trovarsi proprio nel punto esatto dove il passato incontra il presente già proiettato però nel futuro. 

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Il giorno seguente è stato forse quello più significativo, oltre che impegnativo dei 5 a nostra disposizione a Seoul. Abbiamo infatti deciso di visitare la DMZ, la Zona di Demilitarizzazione: questa striscia di terra larga circa 4 chilometri che costeggia tutto il confine con la Corea del Nord è stata creata nel 1953 una volta terminata la Guerra di Corea. Siccome non si può visitare da soli ma occorre essere accompagnati in quanto l’area è sotto il rigido controllo delle Nazioni Unite e pertanto bisogna sottostare ad alcune regole precise, dopo esserci informati online, ci siamo recati presso la sede di un’agenzia che organizza questo tipo di tour. Quando vi ho detto che le avventure non sarebbe finite all’arrivo a Seoul mi riferivo soprattutto a questo momento: non è stato semplice organizzare per conto nostro questa visita ma, anche stavolta, ce l’abbiano fatta e senza rendercene conto ci siamo ritrovati su un piccolo pulmino insieme ad una decina di ragazzi provenienti da ogni angolo del mondo, diretti verso una delle zone più pericolose, spaventose e calde dell’intero pianeta

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E’ stata un’esperienza unica, quasi surreale anche se piuttosto toccante: venire a conoscenza della condizione in cui vivono i nord coreani e vedere con i propri occhi che nel 2018 esistano ancora degli alti muri, dei fili spinati e dei terreni minati che impediscono alle persone di ricongiungersi è davvero triste. Oltre a visitare la Dorasan Station, ovvero l’ultima stazione della Corea del Sud, oggi chiusa in seguito all’uccisione di una turista sud coreana recatasi in Corea del Nord; e il Dora Observatory, un punto strategico di osservazione dal quale i militari del sud possono tenere sotto controllo ciò che succede nella parte nord della DMZ; abbiamo avuto l’opportunità di percorrere il Terzo Tunnel, ovvero uno dei quattro tunnel ad oggi conosciuti, ma si suppone ce ne siano degli altri, che i soldati nord coreani hanno scavato nella roccia con l’intento di sorprendere ed invadere la Corea del Sud. Non ho potuto fare nessun tipo di foto e video ma mi hanno concesso di ritrarre il monitor con tutte le immagini diffuse dalle numerose telecamere di sorveglianza. 

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Infine è possibile visitare la JSA, ovvero la Joint Security Area: una piccola area in cui i militari delle due coree schierati 24 ore su 24 per proteggere ognuno i propri confini, si lanciano sguardi di sfida così intensi che la tensione è percepibile sulla propria pelle. Ed è sempre qui, all’interno di alcune basse costruzioni che ospitano diverse sale riunioni, che si incontrano e colloquiano i capi delle due nazioni. 

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Il quarto giorno ci siamo diretti verso il quartiere di Myeong-dong e Jung-gu. In quest’area sono tre le cose da non perdere assolutamente: l’ascesa alla N Seoul Tower tramite il cable car, dalla sommità della quale si ha una vista incredibile sulla città intera. Noi siamo andati al tramonto e lo spettacolo del sole che cala dietro ai grattacieli è stato indimenticabile; il Namdaemun Market, un mercato attivo 24 ore su 24 in cui si vende ogni genere di bene mai creato su questa terra, oltre ovviamente ad una quantità di cibo allucinante; il Deoksugung, l’unico palazzo reale visitabile anche di sera quando viene completamente illuminato, regalando uno spettacolo unico. 

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Il nostro ultimo giorno a Seoul l’abbiamo invece dedicato all’esplorazione della famosa e super futuristica Dongdaemun Design Plaza. Si tratta di una costruzione in metallo davvero impressionante, caratterizzata da un’architettura molto curvilinea e bombata che ospita al suo interno centri commerciali, gallerie d’arte e spazi ricreativi ed espositivi. Una grande statua di donna si erge a fianco di questa costruzione e tutto intorno vi sono una miriade di edifici moderni ospitanti centri commerciali e store dei più disparati, nonchè una moltitudine di ristoranti sia tipici coreani che appartenenti a catene mondiali. 

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Con questa terza parte si chiude così il mio travel recap del nostro ultimo viaggio in Corea del Sud. Spero che questi post vi siano piaciuti e magari vi possano essere utili nel caso decideste di visitare questa terra, cosa che io vi consiglio vivamente perchè ha davvero molto da offrire e i coreani sono un popolo straordinario e molto ospitale che vi faranno apprezzare il Paese ancora di più. Vi raccomando solo di organizzare bene il vostro viaggio e di non arrivare totalmente impreparati per riuscire a godere appieno delle opportunità che questa nazione è in grado di regalare.

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