Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Buongiorno ragazzi e buon 2018! Lo so che oramai siamo a gennaio inoltrato ma dato che questo è il primo post del nuovo anno e non vi avevo ancora fatto gli auguri mi sembrava giusto partire così! A proposito, scusate la mia assenza qui sul blog (ma sono sempre attiva quotidianamente su Instagram per cui seguitemi lì per tutti gli aggiornamenti in tempo reale) ma siamo da poco rientrati dal nostro viaggio e, come se non bastasse il jet-lag e tutto il lavoro arretrato che si è accumulato, ad aspettarmi c’era anche una bella influenza che mi ha stesa. Non tanto per la febbre che non ho quasi mai avuto ma per il tremendo mal di gola, tosse, raffreddore, spossatezza e soprattutto un mal di testa allucinante. Ora sembra vada un po’ meglio per cui mi sono decisa a mettermi davanti al pc per raccontarvi la nostra ultima incredibile avventura in Corea del Sud. Dato che ho molte cose da dirvi ho pensato di dividere questo travel recap in più parti. 

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Se mi seguite sui social, in particolar modo su Facebook, sapete già che siamo partiti la mattina di Natale e, complici le 8 ore di fuso orario in avanti sommate alle circa 12-13 ore di volo più qualche oretta spesa durante lo scalo a Mosca dato che avevamo Aeroflot come compagnia aerea (che ahimé non consiglio assolutamente!), in pratica siamo arrivati a Seoul nel pomeriggio del 26 dicembre, giusto in tempo per festeggiare il mio compleanno

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Dopo un viaggio del genere l’unica cosa che non vuoi al tuo arrivo è che ci sia già un intoppo: avevamo prenotato un’auto ma purtroppo per problemi legati ad un documento non hanno potuto affittarcela per cui ci siamo ritrovati spiazzati. Avevamo programmato un road trip in macchina per tutta la Corea del Sud, avevamo studiato strade ed itinerari automobilistici per cui eravamo totalmente impreparati su altri mezzi di trasporto come autobus e treni. E quando sei in una megalopoli con quasi 10 milioni di abitanti, uno dei sistemi di trasporti più grande ed affollato al mondo, la maggior parte delle indicazioni sono scritte in un alfabeto che non conosci e le persone, per quanto davvero gentili e disponibili, masticano pochissimo inglese, è normale entrare in panico per 10 secondi.

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Sì, solo 10. Sapete perchè? Perchè in tutti questi anni di viaggi ho capito una cosa: si impara molto di più quando si deve affrontare una situazione critica ed imprevista piuttosto che quando si trova il driver ad aspettarti fuori dall’aeroporto per portarti direttamente al tuo resort. E, credetemi, di imprevisti in questi anni ne ho affrontati tanti e ho anche imparato molto, sono cresciuta e sono diventata molto più sicura di me stessa. Non solamente durante i viaggi ma queste lezioni mi sono servite anche nella vita di tutti i giorni. Per cui il mio consiglio è questo: non lasciatevi spaventare, buttatevi, non avete nemmeno idea di cosa l’essere umano sia in grado di fare quando è in gioco la “sopravvivenza”.

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Pertanto l’immagine di copertina che ho scelto per questo post riassume molto bene il nostro viaggio: si tratta di un foglio con gli orari dei treni che come potete vedere è “di facile consultazione“! 😀 Ma come vi dicevo, non ci siamo persi d’animo e abbiamo subito escogitato un piano B. Abbiamo capito che se volevamo visitare l’intera Corea del Sud come avevamo programmato avremmo dovuto utilizzare i mezzi pubblici che devo dire sono efficienti, puliti, economici e sicuri anche di notte. L’unico problema risiedeva solamente nel capire quale prendere, verso quale direzione e da quale binario o gate. Semplice no?

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E se non bastasse vi aggiungo anche altri simpatici fattori da considerare: i mezzi pubblici partono ad orari precisi (molto precisi in Corea del Sud) per cui non si ha la stessa libertà di tempo che si dispone avendo un’auto e programmare gli spostamenti, le visite e i vari tour diventa davvero complicato. Credo di aver fatto di tutto pur di non perdere un treno o un bus. Un aneddoto su tutti: mancavano 4 minuti alla partenza del nostro treno, tra l’altro l’ultimo disponibile, mi precipito in biglietteria e nessuna delle nostre carte di credito funziona. Non so come abbia fatto a farmi capire ma l’addetta ha chiamato il controllore al telefono dicendogli di aspettare due italiani. Credo sia l’unico ritardo mai fatto da un treno coreano! Secondo problema: le valigie. Quando si ha un’auto le si lasciano nel baule e ci si può muovere liberamente ma quando si viaggia con i mezzi pubblici occorre trovare loro una sistemazione nel caso non si vada subito in hotel ma si voglia andare a visitare qualche sito. Abbiamo lasciato le nostre valigie ovunque. Aperte, senza lucchetto. Ovviamente non contenevano documenti, soldi e oggetti di valore ma le abbiamo abbandonate anche in luoghi pubblici e udite udite: non è sparito nulla. Avevo già fatto questa osservazione ma voglio ripeterla: non avete idea di quanto sia piacevole e confortante sapere che ci si può fidare delle persone ed il popolo sud coreano è favoloso da questo punto di vista. Ultimo ostacolo: il freddo. Le temperature, soprattutto a nord, possono toccare anche i -15 gradi per cui capite che trascorrere tanto tempo all’esterno, anche se dotati di abbigliamento termico, diventa insostenibile. Avendo un’auto si può arrivare direttamente nel luogo prescelto mentre utilizzando i mezzi occorre fare a piedi molta strada e questo comporta fermarsi più volte e trovare un riparo e qualche bevanda calda. 

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Prima di tornare al resoconto di viaggio vero e proprio voglio solamente sottolineare altri aspetti che, se magari voleste visitare anche voi la Corea del Sud, potrebbero esservi utili. Primo: non esiste nessuna guida turistica sulla Corea e nemmeno sulla città di Seoul in italiano. Sapete che io di solito mi affido a Lonely Planet che reputo le migliori ma esiste solamente la versione in inglese. Secondo: la connessione wi-fi gratuita e ad alta velocità, che capite bene diventa uno strumento di viaggio fondamentale quando siete come noi all’avventura, è davvero impressionante e copre quasi l’intero Paese. Infine: installate sul vostro smartphone un’app che funge da traduttore e assicuratevi di avere sempre il nome e l’indirizzo di dove volete recarvi in coreano perchè la maggior parte delle persone non conosce altra lingua se non quella madre e soprattutto le persone più anziane ed i tassisti non riescono nemmeno a leggere il nostro alfabeto. 

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Abbandonata quindi l’idea della macchina abbiamo preso il primo treno KTX super veloce che da Incheon (perchè l’aeroporto della capitale della Corea del Sud è situato proprio in un’altra città a circa 45-50 minuti di distanza) ci ha portati a Seoul Station e da lì abbiamo preso un ulteriore treno, questa volta normale, che ci ha condotti alla nostra prima tappa, ovvero Gangneung. Dato l’orario tardo di arrivo ci siamo subito recati nella guesthouse che abbiamo prenotato durante il tragitto per lasciare le valigie e correre a cena, visto che erano ben due giorni che non facevamo un pasto degno! Consiglio: le guesthouse sono molto convenienti, pulite, carine e confortevoli mentre gli hotel compresi in una fascia di prezzo medio-bassa sono davvero scadenti per cui molto meglio la prima opzione.  

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Abbiamo scelto un ristorante tipico e ci siamo scontrati subito con un menu esclusivamente in coreano e dei camerieri con i quali non riuscivamo a comunicare. Data la difficoltà abbiamo lasciato fare a loro e ci hanno portato gli ingredienti tradizionali del famoso Korean BBQ: verdure, germogli di soia, ananas, bacon e pancetta che avremmo dovuto far cuocere direttamente noi grazie alla griglia incorporata nel tavolo. Se non amate il piccante, questo potrebbe essere un problema: in Corea del Sud si va letteralmente a fuoco e non hai possibilità di decidere nel senso che il peperoncino viene aggiunto ai piatti di default e non lo puoi regolare a tuo piacimento. Io e Matteo apprezziamo le spezie e adoriamo il piccante ma credetemi se vi dico che il più delle volte ci scendevano goccioline di sudore freddo sulla fronte mentre mangiavamo. 

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Terminata la cena siamo rientrati immediatamente in camera per un più che meritato riposo anche perchè l’indomani ci aspettava un viaggio in autobus con destinazione Sokcho, una cittadina costiera ancora più a nord dalla quale avremmo preso un ulteriore bus che ci avrebbe condotti al Seoraksan National Park, designato dall’Unesco come biosfera protetta. E’ stata davvero un’impresa riuscire a destreggiarsi tra tutti questi spostamenti ma posso dire che ora della fine del viaggio avevamo anche preso confidenza con i mezzi pubblici ed il loro funzionamento! 

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Siamo riusciti a raggiungere la nostra prima meta e devo dire che tutti i nostri sforzi sono stati ricompensati. Dopo aver acquistato il biglietto di ingresso (tenete conto che tutti gli ingressi ai siti turistici sono piuttosto economici, da un minimo di 2 € ad un massimo di 5/7 €, con poche eccezioni) abbiamo iniziato il nostro trail di circa due ore all’interno del parco per arrivare alla magnifica ed imponente parete rocciosa di Ulsan Bawi. Il percorso era indicato con un grado di difficoltà intermedia ma, complice anche le rigide temperature, è stato piuttosto impegnativo anche perchè il terreno era molto sconnesso. 

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Terminata la discesa ci siamo fermati a mangiare qualcosa e a riscaldarci in un punto ristoro all’interno del parco. Qui ho scoperto quella che è diventata la mia ossessione coreana: loro lo chiamano lemon blended tea ma in realtà non è un thé vero e proprio. Si tratta piuttosto di un infuso a base di bucce di limone lasciate precedentemente macerare e caramellare nel miele. Ho acquistato al mercato un barattolo di preparato per questa bevanda ma non so per quale ragione non abbia il medesimo sapore e aroma. Può essere che non sia capace di farlo o più che altro che sbagli le dosi o che non sia buono il prodotto che ho comprato. Mannaggia, ovviamente non posso consultare le istruzioni sul barattolo! Dopo questa pausa corroborante abbiamo ripreso gli autobus per rientrare di nuovo a Gangneung dove abbiamo deciso di trascorrere un’altra notte presso la medesima guesthouse e di ripartire per la seconda tappa solamente il mattino successivo. 

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Bene ragazzi, direi che questo post ha già assunto una lunghezza considerevole. Spero che questa prima parte di resoconto del nostro viaggio in Corea del Sud vi sia piaciuta e vi abbia incuriosito un po’. L’appuntamento è quindi con la parte #2 ma credo ce ne possa essere anche un’altra, vedremo gli sviluppi! 

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