Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Buongiorno ragazzi e ben ritrovati! Vi sono mancata? Spero proprio di sì perchè a me siete mancati molto. Avevo bisogno di una pausa dal blog e dall’impegno costante di scrivere post e produrre contenuti ma, ora che mi sono rigenerata, sono pronta per condividere con voi le mie avventure di queste settimane passate e anche tante altre nuove. Sarà un autunno ricco di novità e progetti per cui continuate a seguirmi!

Prima però di parlare di me, vorrei sapere anche un po’ di voi: come sono andate le vostre vacanze? Avete optato per il relax assoluto o, come noi, vi siete dati all’esplorazione di nuovi angoli di mondo? Sicuramente molti di voi saranno ancora in ferie e mi rendo conto che questa settimana è ancora, come dire, un po’ “sonnolenta”, io però ne vorrei approfittare per raccontarvi il nostro incredibile viaggio in Oman. Sarà un post un po’ lungo per cui mettetevi comodi e prendetevi un po’ di tempo!

Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Innanzitutto ringrazio il Ministero del Turismo del Sultanato dell’Oman per averci fornito tutte le informazioni di cui avevamo bisogno per poter intraprendere questa avventura in completa autonomia. Il nostro programma infatti prevedeva di attraversare tutto lo stato con un 4×4, partendo da Muscat dove siamo atterrati, scendendo verso sud fino al confine con lo Yemen per poi risalire verso nord e ritornare nella capitale, dove avremmo preso il volo di ritorno.

Se mi avete seguita su Instagram avrete già visto molte delle meravigliose foto di questa fantastica terra che ho pubblicato giorno dopo giorno. Nonostante una connessione internet davvero lenta sono anche riuscita a documentare molti istanti via Instagram stories. Ora però vorrei descrivervi più nel dettaglio le varie tappe perchè, proprio come sostiene lo slogan ufficiale di #ExperienceOmanBeauty has an address” e noi abbiamo potuto constatare la veridicità di tutto ciò. L’Oman è una terra ricca di storia, cultura, tradizioni, sapori, colori, natura ed un popolo tra i più cordiali e disponibili mai incontrati.

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Prima di procedere con il travel recap vero e proprio vorrei fare qualche premessa.

  • L’Oman è una destinazione sicura. Con tutte le accezioni che ad oggi il termine “sicuro” possiede. Dove possiamo ritenerci al sicuro? Da nessuna parte, nemmeno a casa nostra. La maggior parte delle persone si stupisce sempre quando parlo di molte delle mie mete di viaggio. Eppure, a conti fatti, le tragedie purtroppo accadono anche in località molto più conosciute e turistiche. Nulla di ciò che è successo a partire dal 2001 mi ha mai tolto la voglia di esplorare il mondo. Volete sapere se ho paura? A volte sì, ma sapete cosa mi fa più paura? La vita sedentaria. Morire senza aver visto cosa c’è oltre a casa mia. Spegnersi giorno dopo giorno chiudendosi nella propria ignoranza e mancanza di coraggio. Detto ciò l’Oman ha un tasso di criminalità che sfiora lo zero ed il suo popolo ha un rispetto per i turisti quasi mai visto. In realtà prima del rispetto si avverte una sorta di stupore e meraviglia alla vista di un occidentale: credo proprio che alcuni omaniti che abbiamo incontrato nelle aree più recondite andranno avanti per generazioni a raccontare della volta che hanno mangiato a fianco di due italiani tatuati!

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  • Il Sultano sta cercando di promuovere il turismo in Oman e, con tutte le meraviglie che possiede questa terra non farà di certo fatica. Posso darle un consiglio però egregio Sultano? Investa nella segnaletica stradale. In pratica funzionava così: sulla strada principale c’era il cartello che indicava la direzione per una certa destinazione. Una volta imboccata, dopo qualche chilometro la strada diventava sterrata e si diramava poi in tante stradine con l’assoluta assenza di cartelli. Capite bene che diventava complicato decidere dove andare. Consiglio quindi di munirsi di GPS aggiornato, cartina stradale ben dettagliata, acqua e viveri e una buona dose di spirito di avventura. E, ovviamente, occhio all’attraversamento selvaggio di cammelli!

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  • Il cibo omanita, anche se non si caratterizza per una estrema varietà, è davvero molto buono. Sapete che non mangio carne diversa da pollo e manzo per cui non ho assaggiato né il cammello né il montone ma Matteo mi ha assicurato fossero deliziosi. Fatta eccezione di Muscat e Salalah, dove l’offerta è molto ampia, per il resto l’unica opzione sono i tipici ristoranti locali. E quando dico tipici intendo proprio molto tipici. Ovviamente viaggiando parecchio sono pronta a tutto e mi adeguo alle situazioni più disparate ma il nostro sistema immunitario non è pronto per affrontare le scarsissime condizioni igieniche della maggior parte dei ristoranti in cui abbiamo pranzato o cenato. Spesso non avevamo a disposizione le posate e nemmeno la possibilità di lavare le mani con il sapone. Consiglio quindi di portarsi con sè una buona dose di amuchina, salviettine bagnate e disinfettanti vari. Noi ce la siamo cavata con qualche mal di pancia gestibile ma siamo già anche piuttosto abituati per cui consiglio davvero di fare attenzione.

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  • Se affittate un 4X4 assicuratevi di farvi spiegare bene la differenza di impostazioni nelle marce tra lo sterrato e la sabbia. Noi, già al secondo giorno, ci siamo infossati nelle dune del deserto e abbiamo dovuto farci aiutare da dei locali per venirne fuori. Una volta scoperto il trucco però ci siamo divertiti parecchio! Vi consiglio comunque di optare sempre per l’affitto di un 4×4 perchè la maggior parte dei posti più affascinanti è raggiungibile solamente con un mezzo di questo tipo.

TAPPA #1 MUSCAT – SUR

Appena atterrati all’aeroporto di Muscat abbiamo recuperato il nostro potente mezzo, un’enorme Toyota Prado che è stata la nostra fedele compagna di viaggio. L’impatto è stato violento: noi non siamo soliti guidare macchine così grandi, era davvero enorme e per salire dovevo aiutarmi con la maniglia apposita tanto era rialzata da terra. Ci siamo abituati in fretta comunque, non preoccupatevi! 😉 Essendo un 5400 benzina consumava parecchio, soprattutto quando utilizzavamo il 4×4, ma facevamo un pieno con solamente circa 30 euro e, data l’ottima rete di distributori, non abbiamo dovuto nemmeno munirci di tanica di riserva.

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Abbiamo deciso di lasciare subito la civiltà e visitare Muscat al ritorno per addentrarci immediatamente nel vivo della nostra avventura. In totale abbiamo percorso 3600 chilometri in circa 8 giorni. La nostra prima tappa è stata il Sur ma prima di arrivare a destinazione abbiamo affrontato la prima di una serie di avventure adrenaliniche. Ci siamo infatti addentrati nel Wadi Mayh che con le sue imponenti pareti calcaree, i villaggi color sabbia, le piantagioni di datteri sul retro delle abitazioni, le capre vaganti e gli asini selvatici, ci ha catapultati subito nel cuore dell’Oman più autentico e selvaggio.

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Inutile dirvi che, insieme alla segnaletica, in Oman manca qualsiasi protezione laterale nei percorsi off-road per cui, soprattutto nei punti con maggior pendenza e ad altitudini elevate all’inizio era un po’ terrificante poi, come per tutto, ci si fa l’abitudine e si prende un po’ di coraggio in più. Non è semplice guidare un’auto enorme su stradine sterrate che si inerpicano sulle montagne con degli strapiombi ai lati che mettono i brividi. Quando poi si incontra un mezzo che procede nella direzione opposta i problemi aumentano: nota di merito a Matteo che se l’è cavata egregiamente! Nella foto qui sotto, anche se rende molto meno che dal vivo, potete vedere un tipico ciglio della strada!

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Abbiamo poi proseguito il nostro tragitto verso il Sur, soffermandoci ad Al Seifa per ammirare i famosi khor, ovvero le insenature rocciose frequentate dai pescatori e abbiamo fatto anche una piccola sosta per rifocillarci presso Qurayat, un altro incantevole villaggio di pescatori caratterizzato da un forte ottocentesco con la singolare torre di guardia a pianta triangolare.

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Raggiunto il Sur, ovvero l’estremità orientale della Penisola Arabica, abbiamo trascorso qualche momento lungo la suggestiva corniche che lambisce splendide spiagge e poi siamo ripartiti per la successiva destinazione.

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TAPPA #2 SUR- JAYLAH – WADI SHAB

Abbandonato il Sur ci siamo addentrati nel Wadi Shab: dopo un lungo tragitto lungo una pianura spoglia e desolata, lo spettacolo delle montagne che si aprono su un grande lago verde è davvero imperdibile. Purtroppo raggiunto Ras al Jinz non siamo stati fortunati circa gli orari delle visite guidate nella riserva delle tartarughe e, con nostro grande rammarico, non siamo riusciti a vederle. Quando si organizza un viaggio on the road è davvero difficile far combaciare luoghi, date e orari perchè il fattore imprevedibilità è sempre dietro l’angolo ed è quasi impossibile fare dei programmi precisi.

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Ci siamo rifatti però decidendo di avventurarci nella strada scavata nella parete rocciosa che porta a Qaran, un paesino che sembra aggrappato alla montagna. Questo percorso è decisamente sconsigliato per chi soffre di vertigini ma vi assicuro che dalla sommità si gode di una vista magnifica sulla costa e sull’altopiano che costituisce la parte superiore dei monti Hajar orientali.

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TAPPA #3 STRADA DA AL ASHKARAH A SHANA’A – MASIRAH ISLAND

Ribattezzata “Dunes Road” questo capolavoro di ingegneria attraversa le dune dorate delle Sharqiya Sands e collega Al Ashkarah a Shana’a, dove si trova il terminal dei traghetti per l’isola di Masirah che, con il suo interno roccioso punteggiato da oasi di palme e orlato da magnifiche spiagge sabbiose, rappresenta la tipica isola deserta dell’immaginario collettivo. 

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Arrivati a questo punto non so quale sia stata la nostra scelleratezza più grande: addentrarci nelle dune del deserto senza sapere come gestire la macchina o prendere una chiatta fatiscente (“safety first” era solamente scritto ma non applicato!) che ci ha condotto, fortunatamente sani e salvi, sull’isola di Masirah. Entrambe le avventure piuttosto agghiaccianti ma poi rivelatesi parecchio divertenti! Inutile dire che su quel traghetto siamo diventati l’attrazione di tutti per l’ora e mezza di navigazione. Perlomeno ci hanno distratti dal pensiero costante di affondare!

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TAPPA #4 SALALAH, DHOFAR E OMAN MERIDIONALE

Dovete sapere che, ad eccezione di Muscat e delle aree circostanti la capitale (che toccano i 40-45 gradi), a differenza di quello che si potrebbe pensare, le temperature non erano eccessivamente alte. Quando sono incautamente scesa a camminare a piedi nudi nel deserto (non fatelo perchè c’è un piccolo e velenoso serpente che si nasconde tra la sabbia) c’erano circa 27 gradi e una fantastica brezza. Una volta raggiunto il sud del Paese addirittura abbiamo incontrato nebbia, piogge e temperature intorno ai 20-22 gradi.

Questo fenomeno è dovuto al kharif, un monsone desertico che colpisce quest’area in questa stagione. Per gli omaniti è una vera e propria benedizione e infatti proprio in questo periodo si recano tutti al sud in cerca di refrigerio. Questa pioggerellina costante trasforma le stoppie del Jebel intorno alla città di Salalah in oasi verdeggianti che, dopo aver attraversato tutto il deserto, appaiono come dei miraggi. Abbiamo esplorato il capoluogo di questa regione e tutti i suoi dintorni: la tomba di Giobbe, la cittadina di Taqah con il suo castello ed i giardini curatissimi, il Wadi Dharbat e lo stupendo Jebel Samhan.

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Ovviamente noi ci siamo avventurati nel profondo di questo deserto e, nel tentativo vano di arrivare fino alla riserva di leopardi (che può essere raggiunta solo in elicottero tra le altre cose) ci siamo addentarti in una zona militare dalla quale siamo stati caldamente invitati a fare marcia indietro. Avvicinandosi alla cima della montagna è possibile spingersi verso il bordo della parete rocciosa per ammirare uno dei panorami più mozzafiato di tutto l’Oman. Qui crescono degli strani alberi spinosi chiamati Dracena Drago su uno dei quali si è posato un mio piede. L’eco del mio grido si è diffuso tra le montagne e credo rimbombi ancora adesso!

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Ci siamo poi spinti fino al confine con lo Yemen per ammirare, in prossimità di Mughsail, la piattaforma rocciosa costellata di soffioni attivi tutto l’anno ma in particolar modo in questo periodo quando il vento infuria e l’oceano è agitato. Da qui abbiamo proseguito ancora più a sud in direzione di Sarfait, percorrendo una strada che è un capolavoro di ingegneria perchè si inerpica zigzagando per 1 km fino alla cima della scogliera.

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TAPPA #5 NIZWA

Lasciata la regione meridionale del Paese abbiamo iniziato la nostra risalita verso nord, ripercorrendo per il primo tratto la stessa strada che ci ha condotti a sud per poi abbandonarla per dirigerci verso Nizwa. In pratica all’andata abbiamo guidato lungo la costa mentre al ritorno siamo rimasti nell’entroterra. La regione montuosa centrale costituisce una delle zone più spettacolari dell’Oman, grazie soprattutto a due attrattive degne di nota: il Wadi Ghul, ovvero il Grand Canyon d’Arabia e il Jebel Shams, la vetta più alta del Paese.

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Anche se il tratto di montagna è lungo solo 70 km per percorrerlo interamente si impiegano diverse ore e questo la dice lunga su quanto sia impegnativo il percorso. Ma tutta la fatica e la paura vengono ripagati quando si raggiunge la sommità che è delimitata da dei semplici e sottilissimi cavi di acciaio: dai crepacci sul bordo è possibile scorgere il vuoto sotto di sé ed è spaventoso a dir poco.

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Ed è proprio tra queste montagne che abbiamo deciso di premiarci per tutte le fatiche fatte trascorrendo due giorni presso il The View, un eco-luxury retreat situato ben 1400 metri al di sopra del bacino di Al Hamra, che offre magnifiche vedute panoramiche da Hail al Shas. Le camere sono case mobili ai limiti dello strapiombo della montagna e al loro interno un’intera parete è costituita da una grande vetrata. E’ così possibile ammirare il panorama sia dal proprio letto che dalla vasca da bagno. Ciliegina sulla torta, l’infinity pool che sembra sospesa nel cielo. Nota di merito anche allo chef del ristorante esclusivo che ha cucinato piatti su nostra richiesta sia per la cena che per la colazione del mattino successivo.

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TAPPA #6 MUSCAT 

Il nostro road trip è durato più del previsto e siamo riusciti ad arrivare a Muscat solamente la sera prima della nostra partenza. Questo non ci ha permesso di visitare la capitale in modo approfondito. Necessitavamo di un giorno in più ma, come vi ho detto poco più sopra, quando si progetta un road trip è difficile fare previsioni. Nonostante ciò abbiamo ugualmente avuto modo di immergerci nell’atmosfera assolutamente cosmopolita di Muscat.

Questa metropoli si differenzia moltissimo dal paesaggio che ci aveva abituato l’Oman e, anche se mantiene moltissimi aspetti caratteristici di questa terra, è sicuramente una metropoli fortemente avanzata, in cui la modernità e lo sviluppo fanno da padroni: lussuosi centri commerciali, negozi di ogni sorta e genere e catene di fast-food degne di una strada del Texas.

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Bene ragazzi, mi rendo conto che questo post è stato eterno ma credetemi che ho già sintetizzato al massimo. Quando si è di fronte a tanta meraviglia è davvero difficile decidere cosa selezionare. Spero comunque sia stato interessante e vi abbia fatto nascere il desiderio di visitare questo magnifico Paese. Ora è proprio giunto il momento di salutarvi e di darvi appuntamento al prossimo post!

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