Buongiorno ragazzi, come state? E’ un po’ che non ci sentiamo e mi scuso per la mia assenza ma credo conosciate già il motivo. Ebbene sì, io e Matteo siamo appena rientrati in Italia dall’Iran. In verità non è stato un viaggio lungo dato che non avevamo a disposizione molto tempo, causa altri impegni lavorativi, pertanto siamo riusciti a visitare solamente la capitale. Siamo molto dispiaciuti per questo perchè il Paese offre talmente tanti siti di grande interesse che è stato un vero peccato non poterci spostare ma questo sarà una buona scusa per tornarci. In più non è assolutamente consigliato affittare una macchina per cui gli spostamenti devono essere fatti per forza maggiore con altri mezzi di trasporto che implicano una disponibilità di tempo superiore a quella che avevamo noi in questo momento. Nota positiva di tutto questo: abbiamo scandagliato Tehran in lungo e in largo, senza tralasciare nulla.

Prima di raccontarvi qualcosa in più rispetto alle foto che avete visto sul mio profilo Instagram di questa nostra ultima destinazione un po’ inusuale e che ha suscitato parecchie critiche e scetticismi, vorrei spiegare il titolo di questo post. Onde evitare di ricevere commenti poco carini, premetto subito una cosa: sono perfettamente consapevole delle grandi opportunità che ho di poter esplorare questo magnifico mondo; e di avere a fianco una persona che condivide questa mia grande passione, piena di spirito di avventura e cosciente dei benefici di una vita spesa tra valigie, hotel e aeroporti. Chi mi conosce sa perfettamente quale sia la mia concezione di lusso, molto semplice da definire: viaggi, massaggi e lenzuola fresche di bucato. Per cui, nonostante non abbia un massaggiatore privato (#JustKidding), posso dire di vivere una vita degna di essere vissuta con molte soddisfazioni. Ovviamente il titolo del post è provocatorio, anche se assolutamente vero. Mi era già capitato di farvi questo discorso durante il nostro road trip in Australia, credo avessi scritto uno status su Facebook al tempo. Molto spesso mi ritrovo a pensare che se partecipassimo ad un tour organizzato o se facessimo una bella settimana in un resort all inclusive forse riusciremmo a riposarci e rilassarci un po’ e la vita oltre che “lussuosa” sarebbe anche molto più semplice. E invece no, a noi le vacanze credo non piacciano proprio. Noi preferiamo trovarci in difficoltà con la lingua (dato che anche a Tehran pochissimi parlavano o anche solo masticavano qualche parola di inglese); noi amiamo non riuscire a scovare del cibo comprensibile anche solo ai nostri occhi, che il menu nemmeno lo guardiamo più perchè ben che vada sarà scritto con ideogrammi, in cirillico o in farsi come in quest’ultimo caso; snobbiamo il comfort degli hotel a 5 stelle per provare l’ebrezza di dormire in macchina come è capitato in Australia o di scovare hotel magari meno glamour ma che trasudano l’anima e la tradizione del luogo. Ecco l’hotel Avrin in Engeelab Square a Tehran dove abbiamo soggiornato.

Non lasciatevi fuorviare dal suo aspetto che per giunta a me piace molto perchè lo trovo in linea con la città, che a prenotare un Ibis c’è sempre tempo. Le camere erano pulite e confortevoli, ad esclusione dei cuscini che sembravano più delle sandbag che dei soffici giacigli per la testa: mai visti cuscini così pesanti! 😀 L’unica colazione che abbiamo fatto in hotel è stata piuttosto soddisfacente se non fosse che avresti potuto anche fare anche il bagno nel thé ma del caffè nemmeno l’ombra. E siamo riusciti ad arrivare all’aeroporto sani e salvi per prendere il volo di ritorno nonostante il nostro autista, nonchè tuttofare dell’albergo, fosse come la maggior parte degli abitanti di Tehran un pericolo alla guida. Il contachilometri non funzionava ma eravamo lanciati a tutto gas nonostante il traffico pazzesco. Non mi stupisco che le auto, oltre ad essere molto vecchie e con una quantità di chilometri al loro attivo che noi non possiamo nemmeno immaginare (siamo nell’ordine dei milioni) siano tutte bocciate. In pratica da uno sguardo di insieme ad un parcheggio a noi sembra di essere da uno sfascia carrozze! Quindi per chiudere questo lungo discorso, posso riassumere dicendo che non ci piaceranno le vacanze ma adoriamo viaggiare. Eccome se lo adoriamo e, ad essere onesti, c’è forse cosa più bella? Ogni volta che torniamo siamo più ricchi. Di cultura, di ricordi, di vita. Poi siamo anche un po’ più poveri, ma quello è tutto un altro discorso! 🙂

Appena arrivati ci siamo buttati subito a capofitto nel brulicante Bazar, un labirinto a tratti anche un po’ inquietante di vicoli affollati di venditori di qualsiasi cosa potreste immaginare. Una vera e propria città all’interno della città con diverse meravigliose moschee al suo interno in cui regna una pace ed una tranquillità assolutamente in contrasto con il vivacissimo ambiente circostante.

In realtà il pericolo maggiore è rappresentato dai carretti stracolmi che utilizzano per spostare le merci e che non si fermano davanti a nulla. A fine giornata io avevo la stampa di una ruota sui pantaloni a livello del polpaccio tanto per dirvi! Dopo esserci rifocillati, non senza difficoltà si intende, ci siamo diretti al complesso del Palazzo Golestan costituito da numerosi edifici disposti intorno ad un bel giardino curato che testimoniano la gloria e gli eccessi della dinastia qagiara.

Dopo aver ammirato la Veranda del Trono di Marmo, la Nicchia di Karim Khan, la Sala degli Specchi, la Sala del Biliardo, l’Edificio del Sole, le Torri del Vento e la Sala dei Diamanti abbiamo fatto una piacevole sosta presso la caffetteria all’interno del complesso dove abbiamo sorseggiato degli ottimi e rinfrescanti natural mojito. Sapete che gli alcolici in questo Paese sono proibiti per cui si è trattato di un semplice centrifugato di limone e menta fresca davvero ottimo e dissetante.

Il giorno seguente è stato caratterizzato da uno scenario completamente diverso ma davvero molto interessante. Abbiamo infatti visitato l’ex Ambasciata degli Stati Uniti a Tehran, oramai diventata un museo da poco visitabile e aperto al pubblico. Credo conosciate tutti la situazione critica tra Stati Uniti ed Iran, anzi più che critica direi inesistente: ad oggi infatti non vi è più un’ambasciata americana in questa nazione e non vengono importati prodotti made in USA, ad eccezione della Coca Cola (che onestamente non ho trovato molto coerente!). E’ forse il primo paese in cui sono stata che non segue il modello di sviluppo occidentale/americano a prescindere dal livello di evoluzione a cui è arrivato. Con questo non voglio dire che sia un bene o un male ma è semplicemente un diverso ed affascinante punto di vista. D’altro canto lo stato iraniano non fa di certo segreto circa la sua posizione contro la nazione a stelle e strisce, basti guardare i murales dipinti lungo le mura di cinta dell’ex ambasciata USA, la mostra di manifesti ospitata nel giardino circostante e ogni singolo elemento esposto all’interno dell’ex ambasciata-museo, ribattezzata oggi Covo dello Spionaggio Americano, dove in un bunker sotterraneo la CIA nel 1953 organizzò il colpo di stato che rovesciò il governo di Mohammad Mossadegh.

Inoltre gli avvenimenti accaduti successivamente nel 1979 presso l’ex ambasciata USA, quando un gruppo di studenti ha fatto irruzione all’interno degli uffici, sono stati oggetto anche di un famoso e recente film, Argo, che però hanno ben specificato si è trattato comunque di una produzione americana di parte e ricca di episodi distorti. Comunque aldilà di dove si trovi la ragione è stato davvero interessantissimo e quasi surreale essere all’interno di un centro del potere così inviolabile, un luogo segreto in cui venivano gestiti i destini di gran parte del mondo. Poter visitare le secret rooms dove si svolgevano le riunioni con spesse porte blindate a prova di qualsiasi genere di onde per la trasmissione dei segnali, vedere con occhi tutta l’attrezzatura tecnologica con la quale decodificavano i messaggi, apparecchiature che il mondo avrebbe conosciuto solamente una decina di anni dopo, poter toccare con mano la cenere dei documenti che hanno distrutto durante l’assalto, rendersi conto che esisteva una vera e propria sala con macchinari appositi per la produzione di documenti di identità e passaporti falsi è stata un’esperienza incredibile.

La nostra giornata è poi proseguita con la visita all’Iran Ebrat Museum, ovvero l’ex prigione della brutale polizia segreta dello scià in cui vengono testimoniate con una ferocia inaudita e una leggera dose di propaganda rivoluzionaria le crudeltà di cui l’edificio è stato testimone. Dopo tanti misteri, tragedie e violenze ci serviva una bella passeggiata tranquilla e serena che ci ha portati prima al Museo Nazionale dei Gioielli e poi a quello delle Poste e Telecomunicazioni lungo un percorso a piedi davvero piacevole tra parchi ed edifici di una bellezza inaudita.

Il giorno seguente, dato che si trovava in un punto piuttosto lontano della città rispetto al nostro hotel, ci siamo fatti accompagnare da un taxi alla Torre Milad che con i suoi 435 m e una sagoma simile alla CN Tower di Toronto detiene il sesto posto tra le torri delle telecomunicazioni più alte al mondo. Inutile dire che da lassù la vista era mozzafiato. Si poteva cogliere la vastità della città di Tehran che ospita ben 15 milioni di abitanti che hanno saputo colonizzare ogni piccolo spazio fino alle pendici dei monti che svettano carichi di neve. E il contrasto tra l’afa cittadina che sale e quel paesaggio montano così ravvicinati è davvero incredibile.

E’ stata poi la volta della visita al complesso museale Sa’d Abad, situato in un magnifico parco di 104 ettari sul fianco di una montagna e residenza estiva all’epoca della dinastia pahlavi. Gli ingressi ai vari edifici erano acquistabili singolarmente e noi abbiamo scelto di vistare il Palazzo Bianco, residenza principale,  ed il Palazzo Verde, una delle costruzioni architettoniche più belle ed opulente di tutto l’Iran. Ovviamente tra una visita e l’altra in giro per la città ci sono state numerose soste per gustare deliziose spremute fresche, discorsi assurdi con taxisti che si ostinavano a parlare in farsi pretendendo che noi fossimo parte della conversazione, chador che volavano via al vento per la mia incapacità di indossarlo nel modo corretto, ricerca di cibo che non avesse a che fare con zuppe di testa di pecora e varie altre situazioni pittoresche e divertenti. Vi devo raccontare questa perchè mi ha fatto morire dal ridere. Un giorno per pranzo abbiamo acquistato un panino con il falafel ad una bancarella e poi ci siamo seduti ai bordi di una fontana in un parco adiacente per mangiarlo. Accanto a noi c’era un giardiniere che stava innaffiando le piante e che appena ci siamo seduti ci ha detto qualcosa che ovviamente noi non abbiamo compreso. Pensavamo inizialmente che non potessimo sostare lì ma sapete cosa ci stava chiedendo? Di chiudere il rubinetto dell’acqua. Ma la cosa ancor più buffa è che non era vicino a noi e tra panino e bibite, borse e macchina fotografica avevamo le mani occupate. Ma nulla, Matteo ha dovuto lasciare tutto, alzarsi e chiudere l’acqua! 😀 Tornando al complesso museale Sa’d Abad, esso si trovava nella zona più ricca e all’avanguardia di Tehran che ospitava numerosissimi negozi e caffetterie alla moda e ci siamo imbattuti in una pasticceria incredibile e non abbiamo saputo resistere a questa mini carrot cake.

Ultime due tappe del nostro soggiorno a Tehran sono state la torre Azadi, la famosa Y rovesciata costruita nel 1971 per commemorare i 2500 anni dell’impero persiano, salendo in cima alla quale si ha una bella veduta della città da una diversa prospettiva rispetto alla Torre Milad e il quartiere di Darband, caratterizzato da sentieri tortuosi che si inerpicano sui monti e ai lati dei quali sono distribuite prima una fila di bancarelle che vendono frutta secca e fagioli e poi una serie di ristoranti di lusso immersi nella natura.

Bene, penso di avervi raccontato tutto e soprattutto spero di avervi incuriosito e stimolato a visitare anche mete insolite e poco considerate come può essere Tehran e l’Iran in generale. Purtroppo credo ci sia ancora poca conoscenza da parte nostra di queste popolazione e della loro ricchezza culturale e spirituale. In verità c’è ancora un’ultima curiosità che vorrei condividere con voi: sapete che Tehran è la capitale mondiale della chirurgia plastica? Girare per la città con i cerotti sul naso che denotano una rinoplastica recente è quasi uno status symbol!

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