Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Travel

Post in collaborazione con Riad Pachavana e Fellah Hotel.

Buongiorno ragazzi! Eccomi rientrata dopo uno splendido soggiorno a Marrakech. Anche se sono felice di essere di nuovo qui con voi ed operativa sul mio blog, non vi nego che è stata davvero dura salutare il Marocco. Dato che avevamo a disposizione pochi giorni ci siamo fermati solamente a Marrakech: è stato un vero peccato perchè ci tenevo davvero molto a visitare anche Casablanca e ad addentrarmi nel deserto per qualche avventura wild. Pazienza, questo sarà un buon motivo per ritornare in questa terra, anche perchè dista solamente tre ore di volo dall’Italia. Concentrando la nostra visita solo su una città abbiamo però avuto la possibilità di esplorarla a fondo e sapete qual è il miglior modo non solo per vedere il maggior numero di cose ma proprio per assaporare la cultura di un popolo? Camminare e spostarsi a piedi, così si è sicuri di non perdere davvero nulla: noi abbiamo percorso dai 13 ai 15 chilometri al giorno, prendendo il taxi solamente per il trasferimento da e per l’aeroporto e in un’occasione di cui vi racconterò più avanti. Se mi seguite sui miei social avrete già avuto modo di vedere un po’ di foto ma se ve le foste perse date un’occhiata al mio profilo Instagram. Vi avviso che sarà un post un po’ lungo con parecchie immagini (quasi tutte scattate da Matteo) ma non avrei proprio potuto fare altrimenti, credetemi!

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Innanzitutto vorrei iniziare parlandovi del Riad Pachavana che ci ha accolti in maniera superba non solo con il suo fascino da “Mille e una Notte” ma anche con un servizio impeccabile ed una colazione tipica marocchina eccezionale a base di yogurt homemade, dolcissima frutta fresca e spremute, caffè e thé, marmellate artigianali e miele con cannella che era qualcosa di divino, oltre al tipico pane e ad una sorta di pancake realizzato con la farina di semola. Se decidete di recarvi a Marrakech vi consiglio vivamente di scegliere come sistemazione un Riad, ovvero una guest house con cortile interno adibito a piscina e ristorante, sul quale si affacciano tutte le camere.

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E, ultimo ma non certo meno importante, terrazza sul tetto che offre una vista sulla città indimenticabile. Rilassarsi dopo una lunga e calda giornata in giro per la città al fresco della sera, quando il sole sta calando ed il cielo si accende di arancio, rosa e viola e nell’aria si diffondono aromi di spezie e la voce del muezzin riecheggia richiamando i fedeli alla preghiera è un’esperienza da provare assolutamente. Il Riad Pachavana è ubicato all’interno delle mura della Medina ed è in una posizione davvero strategica per esplorare la città vecchia e, se come noi amate camminare all’infinito, da esso è possibile raggiungere a piedi qualsiasi altro luogo; in alternativa avrete a disposizione un gran numero di taxi. Vi consiglio di contrattare la tariffa prima di salire dato che non dispongono di tassametro e diciamo che se ne approfittano un pochino con i turisti inesperti. Proprio per questo motivo ringrazio lo staff del Riad Pachavana per averci messo in guardia da tutte le possibili situazioni poco gradevoli che avremmo potuto incontrare e così il nostro soggiorno è stato ancora più piacevole.

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Come di consueto, abbiamo cercato di organizzare il nostro tour in base ai vari quartieri della città, partendo da un grande classico quale il Jardin Majorelle. Fondato tra gli anni ’20 e ’30 da Jacques Majorelle che fece piantare centinaia di piante aromatiche esotiche e vi fece costruire una sontuosa villa art decò che potesse ospitare i suoi atelier e la sua residenza privata, il giardino fu però abbandonato alla sua morte.

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La sua rinascita fu merito di Yves Saint Laurent (al quale è dedicata sia la via sulla quale si affaccia l’ingresso principale che un monumento commemorativo all’interno del giardino stesso) e Pierre Bergé che lo acquistarono nel 1980 per evitare che al suo posto venisse costruito un albergo. Oggi è uno dei luoghi più visitati di Marrakech. E’ un posto davvero magico, un’oasi tranquilla in cui perdersi tra palme, fontane e cactus dalle dimensioni incredibili. Senza contare i colori che infondono serenità ed allegria e raggiungono il loro massimo splendore nella villa art decò che ospita oggi un museo.

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Ci siamo poi diretti verso la Ville Nouvelle, la parte più nuova di Marrakech percorsa da grand boulevards sui quali si affacciano gallerie d’arte, negozi alla moda e locali trendy. Qui ci siamo infatti fermati per consumare un pranzo veloce presso Mochi Eat Healthy, un ristorante con un menu davvero incredibile che, accanto a piatti più elaborati ma comunque molto salutari e bilanciati, offre la possibilità anche di creare la propria insalata o il proprio sandwich.

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Dopo aver raggiunto Place du 16 Novembre e aver passeggiato all’ombra degli ulivi secolari e delle altissime palme all’interno del Cybe Parc (chiamato così perchè offre wi-fi gratuito) siamo rientrati al nostro Riad, assaporando il tramonto sui bastioni: le mura infatti al calare del sole si adornano di elaborati arabeschi creati dall’ombra delle palme.

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Abbiamo poi deciso di andare a cena al Latitude 31, un ristorante tipico marocchino a pochi passi dal nostro Riad, dove abbiamo gustato la prima di una serie di tajine davvero eccezionali. Purtroppo data la mancanza di luce non sono riuscita a scattare nemmeno una foto per cui vi propongo quelle del loro sito internet ma vi assicuro che era qualcosa di sublime. In realtà abbiamo sempre mangiato bene e la cucina marocchina, nonostante non sia ampissima di proposte, è ottima e di mio gradimento dato che è molto speziata ma abbastanza semplice e poco ricca di salse e condimenti vari.

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Il giorno successivo ci siamo addentrati in quel meraviglioso labirinto di colori, sapori ed odori quale è il Souq, letteralmente “mercato” in realtà si tratta di vicoli tappezzati di mercanzie di ogni sorta e genere: dalle ceramiche alle olive, dalle spezie alle babbucce, dai datteri e frutta secca ai dolci ricoperti di sciami di api attratte dal miele.

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Molto suggestivi le parti dedicate ai conciatori di pelli le quali vengono trasformate in cinture, borse e pouf; ai tintori che stendono le loro matasse di lana colorata al sole per farle asciugare; infine ai fabbri che battono i loro martelli in una pioggia di scintille. Non vi nego che avrei comprato di tutto ma ci siamo limitati a delle spezie, un cappello, dei datteri e a qualche dolcetto da far assaggiare a casa. Se vi perdete o avete bisogno di qualsiasi informazione chiedete ad un commerciante e non lasciatevi guidare da bambini e ragazzi che vi promettono aiuto ma poi vogliono essere pagati e per qualsiasi oggetto vogliate acquistare negoziate sempre il prezzo.

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Durante la nostra visita al Souq abbiamo anche effettuato una tappa obbligata, quella alla Medersa di Ali ben Youssef, in passato la scuola coranica più grande dell’Africa settentrionale, oggi l’edificio più sontuoso di Marrakech al quale i non mussulmani possono accedere: qui è possibile ammirare l’arte e l’architettura marocchina nel suo massimo splendore.

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Non potevamo non concludere questa esperienza dirigendoci verso la Rahba Kedima, ovvero la Piazza della Spezie, dove un tempo si commerciavano schiavi mentre oggi si vendono articoli in vimini di ogni foggia. Vale la pena fermarsi a consumare un pasto in uno dei tanti caffè che si affacciano proprio sulla piazza. Salendo sulla terrazza sul tetto si ha una vista incredibile sul brulicare di persone e attività commerciali al di sotto. Noi abbiamo scelto il Café des Epices, dove abbiamo gustato io un rinfrescante gazpacho e Matteo prima una Harira, una tipica zuppa marocchina a base di legumi e verdure e poi una tajine con polpette piccanti di manzo, pomodoro, uova e prezzemolo.

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La nostra giornata è proseguita poi con una visita a Jemaa el-Fna, la piazza principale della città dove si riversa una quantità di gente incredibile: si trovano bancarelle di ogni sorta e genere, venditori di pozioni, artisti di strada, stand di spremute d’arancia e chioschi gastronomici in cui è possibile gustare del tipico cibo di strada marocchino, soprattutto carni arrosto e ciotole di lumache fumanti. Si possono incontrare anche incantatori di serpenti e domatori di scimmie ma onestamente avremmo preferito che questi animali fossero stati liberi di vivere pacificamente nel loro ambiente naturale piuttosto che in un cesto o in una gabbietta.

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Al rientro verso il Riad ci siamo persi nei vicoli del quartiere Dabachi ma così facendo abbiamo avuto la possibilità di ammirare scorci meno affollati dai turisti nei quali si svolgeva la vita quotidiana degli abitanti del luogo ed è stata una vera fortuna.

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Cartina alla mano abbiamo poi recuperato la strada per il nostro Riad e dopo una più che necessaria doccia rinfrescante siamo andati a cena a La Ferme, un altro tipico ristorante marocchino che offre anche 5 camere per chi volesse soggiornarvi. Ovviamente è andata in scena l’ennesima tajine, la mia di pollo e quella di Matteo di manzo con verdure miste che credo possano essere elette di diritto come migliori verdure da me mai mangiate. Matteo ha poi ordinato anche un gelato al limone con polvere di cioccolato fondente e menta che era qualcosa di sublime.

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L’ultimo giorno invece l’abbiamo trascorso presso il Fellah Hotel, un resort 5 stelle lusso a circa 20-25 minuti di taxi fuori da Marrakech. Siamo stati invitati per trascorrere una giornata di relax tra pool e spa: dopo tutti quei chilometri percorsi a piedi, era davvero quello che ci serviva per chiudere in bellezza il nostro soggiorno in questa fantastica città e prepararci al rientro in Italia la mattina seguente.

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Il Fellah Hotel presenta un paesaggio molto wild e di chiara ispirazione desertica tra palme, cactus e un atmosfera che ti catapulta direttamente a Palm Springs. In effetti, dato il mio amore per la California, non avrei potuto chiedere di meglio. Dopo un incredibile massaggio thailandese ed un tour della spa con zona dedicata alla pratica dello yoga, abbiamo dato un’occhiata alla palestra: mai visto nulla di simile, all’aperto e con piante di banana che crescevano all’interno, oltre ai vari macchinari ed attrezzature al centro c’era anche un ring.

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Il Fellah Hotel, eletto da Vogue tra i 5 migliori luoghi in cui soggiornare insieme alla famiglia, organizza infatti yoga retreat, boxing workshop e laboratori di teatro. Non abbiamo avuto modo di allenarci perchè abbiamo preferito godere della piscina e rilassarci un po’. Il nostro viaggio a Marrakech si è così concluso all’ombra di una cabana di legno grezzo attorniata da cactus enormi, palme frondose e file di lucine colorate, proprio come potete veder nell’immagine di copertina di questo post.

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Bene ragazzi, direi che è tutto per questo travel recap. Spero vi sia piaciuto e vi possa essere utile in futuro se magari deciderete di visitare Marrakech, meta che vi consiglio assolutamente di inserire nei vostri programmi di viaggio.

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Prima di saluatarvi vorrei solamente menzionare un ultimo ristorante all’interno del Souq nel quale abbiamo consumato un pranzo veloce ma delizioso: si tratta di Jama. Purtroppo non ha un sito internet ma guardate la foto qui sotto, una gemma nascosta nell’intrico di vicoli pieni di merci, dove potete gustare ottime tajine e cous cous immersi in un fresco giardino e accompagnati dal canto degli uccellini.

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