Melissa Zino - Wellness Influencer & Fitness Blogger Fitness Travel

Post in collaborazione con Valchiavenna Bike

Buongiorno ragazzi e ben ritrovati. Oggi torno da voi con un bel recap della mia esperienza in Valtellina e precisamente in Valchiavenna alla scoperta del territorio da una prospettiva diversa, ovvero sulle due ruote. Infatti grazie a Valchiavenna Bike ho avuto l’onore ed il piacere di esplorare questo magnifico territorio a bordo della mia MTB. Vi devo dire la verità che non è stato facile pedalare e documentare in contemporanea tutto il percorso ma, se non si contano qualche livido qua e là, due graffi sui polpacci, le labbra ustionate ed un naso rosso spellato, devo dire che me la sono cavata alla grande e ne sono uscita piuttosto bene, divertendomi anche parecchio! Dato che il programma è stato denso di eventi, ho deciso di andare con ordine e suddividere il racconto nei tre diversi giorni. 

VENERDI’ 22 GIUGNO

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Preso di buon’ora il treno da Arona per Milano, arrivata in stazione Centrale ho incontrato il resto del gruppo e, dopo le dovute presentazioni, siamo saliti a bordo di un pulmino che ci ha condotti in quel di Madesimo. Ad accoglierci c’era Marianna Pilatti del Consorzio Turistico di Madesimo. Simpaticissima, super disponibile e molto preparata, è stata il nostro punto di riferimento per i primi due giorni. Abbiamo quindi fatto il check-in presso l’Hotel Capriolo che ci ha ospitati per tutta la durata del soggiorno. Una struttura proprio nel centro del paese a soli 100 metri dagli impianti, molto accogliente e caratteristica con camere piccole ma graziose e curate ed una colazione variegata e genuina. 

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Tempo di lasciare i bagagli e ci siamo subito diretti al Ristorante Soldanella per il pranzo: d’altronde è risaputo che l’aria di montagna fa venire sempre un certo languorino! Nonostante il menu ricco di piatti tipici valtellinesi ed anche un’abbondante selezione di pizze, ho preferito tenermi piuttosto leggera (ma state pure certi che la prossima volta nessuno mi impedirà di ordinare i tagliolini con zucchine e mela) dato che da lì a poco avrei dovuto affrontare la mia prima esperienza di downhill ed ero alquanto emozionata. Il Soldanella, che deve il suo nome alla tipica pianta alpina con fiori lilla a forma di campanule, è anche hotel a gestione familiare, come d’altronde la maggior parte delle strutture della valle, ed è situato a 50 metri dalla cabinovia “Larici” e dalle principali funivie. 

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Dopo esserci rifocillati abbiamo raggiunto il Made Bike Park che, per l’occasione era riservato solamente a noi ed è stata una fortuna così non abbiamo rischiato di investire nessuno e abbiamo potuto goderci il percorso in tutta tranquillità. Oddio che poi associare la parola tranquillità al downhill è un ossimoro! Indossato casco, giubbotto con le protezioni e ginocchiere con parastinchi incorporati siamo stati istruiti sul funzionamento delle nostre bici, su come affrontare il percorso e su come gestire i vari ostacoli che si sarebbero presentati. Ovviamente più facile a dirsi che a farsi. Non vi nego che l’impatto è stato abbastanza intenso ma poi, superato il timore iniziale, ci ho preso gusto e sarei scesa mille volte, sempre più veloce e sicura di me, godendomi proprio l’esperienza ed i magnifici panorami.

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Credo comunque che la difficoltà più grande sia stata caricare sull’ovovia la bici, incastrarla correttamente, riuscire a sedersi al suo fianco e, una volta arrivati in cima, scaricarla dalla cabina in movimento: ho dovuto far fermare tutto perchè mi stavo incartando ma questi son dettagli! Noi ovviamente abbiamo affrontato la pista più facile, quella segnata in azzurro con il numero 1 nella mappa qui sopra. Per i più esperti ci sono anche delle piste rosse intermedie ed una pista nera. Durante la prima discesa ero piuttosto cauta, dovevo prendere confidenza con la MTB, con il terreno e con il percorso e ho subito capito 3 cose: mai sedersi sulla sella, non abusare dei freni, prendere le curve larghe. Con questi 3 principi ben saldi in mente, durante la seconda discesa sono andata molto più spedita e mi sono davvero divertita un mondo. Ragazzi dovete provarlo, credetemi, è un’esperienza incredibile: l’adrenalina che si prova nello sfrecciare giù dalla montagna circondati da scorci meravigliosi non si può spiegare a parole. A parte una caduta, diciamo che me la sono cavata piuttosto bene e onestamente non vedo l’ora di rifarlo. Guardatemi qui sotto in azione, non sembro super esperta e completamente padrona del mezzo? 😉

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Ringrazio tutto il team di Madeforfun e, nello specifico Beatrice e Filippo e poi shout out to Elia, il mio istruttore di downhill! Perchè? Se non bastasse già quello che è in grado di fare e che potete vedere nella foto qui sotto, mi ha anche sopportata per tutto il pomeriggio spiegandomi tecniche e trucchetti per rendere ancora più piacevole e divertente le mie discese ma soprattutto per le mille mila foto che mi ha scattato. 

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Tutto questo movimento, il nostro coraggio e l’alto tasso di adrenalina raggiunto sono stati ricompensati poi con la più dolce e squisita delle merende a base di crepe con marmellata di lamponi che io e Lucia ci siamo divise ma, in tutta onestà, era talmente buona che ne avrei mangiate da sola altre tre. Ragazzi, se andate a Madesimo, dovete assolutamente andare in Piazza della Chiesa da Pasta Fresca, una piccola ma incantevole pasticceria e gastronomia che vende magie dolci e salate per gli occhi ed il palato. 

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Rientrati in camera, dopo una più che necessaria doccia per togliersi di dosso fango, polvere e fieno (sì sono caduta su un mucchio di erba secca, ops!) abbiamo gustato un’ottima cena tipica proprio nel ristorante dell’Hotel Capriolo: zuppa di cipolle, Pizzoccheri della Valtellina, risotto con bresaola, polenta taragna con selvaggina e trota al forno con verdure. Diciamo che abbiamo abbondantemente recuperato le energie spese nel pomeriggio. E tra molte chiacchiere, un buon bicchiere di vino locale e cibo delizioso la serata è trascorsa nel più piacevole dei modi.

SABATO 23 GIUGNO

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Sabato mattina, dopo la colazione in hotel, siamo risaliti sul nostro minibus per raggiungere Motta, dove ha avuto inizio l’ escursione con e-bike che ci ha tenuti impegnati tutta la giornata e grazie alla quale abbiamo potuto ammirare magnifici scorci della Valchiavenna, ma ora vi spiego meglio il percorso. Anzi partiamo dal mezzo di trasporto: l’e-bike. Non l’avevo mai utilizzata prima di allora e su percorsi di questo tipo è davvero un’ottima soluzione per chi non è molto pratico ed allenato con la MTB tradizionale. Chiariamo subito una cosa però: l’ e-bike non è un motorino ma vi assiste semplicemente nella pedalata per cui siete voi che dovete imprimere la spinta e macinare terreno; ciò significa che la fatica, soprattutto in salita, si sente. 

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Altro elemento da tenere in considerazione è il terreno che per circa l’80% del nostro percorso è stato sterrato, sconnesso, a tratti impervio e piuttosto impegnativo, caratterizzato da buche, sassi, dislivelli, acqua e terra morbida nella quale era facile infossarsi. Avere delle fat bike come le nostre, ovvero MTB dotate di ruote molto larghe, ci ha sicuramente agevolati in quanto contribuivano a darci maggiore stabilità ed aderenza al suolo. Però, tutte queste dotazioni rendono l’e-bike non propriamente leggera per cui tutte le volte che mi fermavo dovevo avere un buon controllo del mezzo per evitare di tirarmelo addosso. Non vi dico poi il panico di fermarsi in salita sullo sterrato! Ma, non preoccupatevi, anche questo fa parte del gioco, piano piano si prende sempre più dimestichezza. In fin dei conti anche da bambini quando abbiamo imparato ad andare in bicicletta siamo caduti ma questo non ci ha fermati dal proseguire e dal divertirci come pazzi!

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Comunque il nostro percorso, sotto la sapiente guida di Ezio e grazie all’assistenza tecnica di Andrea del Team Adventure Madesimo, è iniziato da Motta. Raggiunta Motta Alta ci siamo diretti verso il punto panoramico della Madonna d’Europa per poi giungere all’incantevole Lago Azzurro. Dopo aver attraversato l’Alpe Groppera siamo poi scesi a Madesimo in località Maccolini, abbiamo superato il Ponte Romano per poi risalire sugli Andossi fino alla chiesetta di San Rocco dove ad aspettarci c’era il pic-nic più incantevole che avessi mai visto a cura del Ristorante Pizzeria La Capriata. Non solo il cibo era squisito ed ovviamente tutto tipico e a km zero ma la presentazione era qualcosa che ha superato davvero le nostre aspettative. Ho perso il conto di quanti mini croissant ai cereali con formaggio d’alpeggio e miele ho mangiato ma dovevo riprendermi dallo choc dell’incontro ravvicinato con le mucche: sì ho paura di questi placidi bovini ma questa è un’altra storia che magari vi racconterò un giorno! 

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Ci siamo poi rimessi in sella della nostra e-bike e abbiamo continuato a percorrere il crinale degli Andossi passando da Stuetta per arrivare ad ammirare il muraglione della diga del Lago di Spluga da cui è possibile sporgersi sull’incredibile gola del Cardinello. Il nostro tour è poi terminato con ben 27 chilometri all’attivo e 1000 metri di dislivello percorsi a Montespluga dove abbiamo fatto una breve sosta gelato per poi riprendere il pulmino e rientrare in hotel. 

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Tempo di rimettermi in pari con qualche mail ed è arrivata subito l’ora della cena. Questa volta siamo stati ospitati dal Ristorante Bucaneve all’Alpe Motta che ha allestito una saletta tipica tutta in legno solo per noi e ci ha viziati non solo con dell’ottimo vino locale (lo Sforzato rimarrà nella mia memoria e, credo anche nelle mie vene visto che non sono una consumatrice abituale di alcool, per diverso tempo!) ma anche con un eccellente menu a base di formaggio d’alpeggio e slinzega, risotto al mirtillo e gnocchetti della Valchiavenna, tagliata di manzo con verdure alla griglia ed un tris di crostate fatte in casa che erano la fine del mondo. Talmente buone che mi sono dimenticata di fotografarle prima di divorarle! 

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DOMENICA 24 GIUGNO

Fatto il check-out dall’Hotel Capriolo dopo la consueta colazione che è stata ancor più gradita grazie allo sorpresa di Marianna che ci ha fatto trovare sul tavolo il “burro giallo buono che si ottiene solo se si ha un allevatore amico e complice”, siamo risaliti a bordo del nostro pulmino che ci ha condotti a Chiavenna dove abbiamo incontrato Gloria Gerna del Consorzio Turistico della Valchiavenna. Insieme a lei e al nostro istruttore Salvatore ci siamo spostati a Verceia dove ad aspettarci c’era ancora una volta Andrea del Team Adventure Madesimo con le nostre care e fidate e-bike. Dopo una salita piuttosto impegnativa sempre sullo sterrato siamo giunti all’inizio del famoso Sentiero del Tracciolino

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La prima parte di questo percorso è caratterizzato da binari appartenenti ad una ferrovia in disuso, che lasciano poi il posto ad una serie di strette e buie gallerie che si addentrano nella montagna, la più lunga delle quali misura ben 350 metri,; terminate questi tunnel ci si ritrova su un tracciato molto suggestivo e a tratti anche un po’ spaventoso dato che è molto stretto, in alcuni punti la fiancata di roccia sporge parecchio costringendoti ad abbassarti o a doverti spostare ancor più verso il vertiginoso strapiombo riparato solo da quattro cavetti in acciaio che lasciano molto spazio libero. Da qui però si gode un panorama mozzafiato la cui vista si estende fino al Lago di Como: di fronte a tanta bellezza e a tanta immensità della Natura la fatica ed il timore scompaiono completamente per lasciare il posto solo ad un’infinita meraviglia. Se volete godervi il percorso con più tranquillità e in tutta sicurezza o siete una famiglia con bambini, vi consiglio di optare per il trekking anzichè le bike.

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Dopo una breve sosta per il pranzo al sacco (aka panini con bresaola e formaggio e succo di mela, cos’altro se no? Adoro!) in località San Giorgio – Val Codera siamo tornati indietro, anche perchè avevamo un treno da prendere dalla stazione di Colico che, ahimé, ci avrebbe ricondotti a Milano. Abbiamo percorso in totale 22 chilometri e non vi nego che domenica è stata piuttosto dura: la stanchezza dei due giorni precedenti e la difficoltà elevata del percorso hanno messo a dura prova anche me. Ma sapete cosa sarebbe stato peggio? Passare il weekend sul divano, soprattutto in questa stagione. La montagna in estate è una risorsa davvero preziosa per rifuggire dal caldo e dalla città, per stare all’aria aperta, per fare del buon e sano movimento e godere di quei doni che la Natura ci offre. In questo territorio ci sono oltre 50 km di piste ciclabili con diversi livelli di difficoltà, sia su sterrato che si asfalto, adatte a tutti, famiglie e bambini compresi. Quindi, forza, tutti in sella, pronti per partire per la Valchiavenna sulle due ruote grazie a Valchiavenna Bike?

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